Il Cyberpunk giapponese
Visioni del futuro dalla terra del Sol Levante: visita guidata alla mostra Japan Pop
Visita guidata con approfondimento tematico dedicata al cyberpunk giapponese: il genere che, tra manga, anime e cinema sperimentale, ha ridefinito l'immaginario fantascientifico mondiale, influenzando Hollywood, la moda e il design contemporaneo.
Neo-Tokyo: la metropoli come incubo e sogno
Nel 1988, Akira di Katsuhiro Otomo esplode sugli schermi giapponesi, ridefinendo per sempre l'animazione e la fantascienza. La Neo-Tokyo del 2019, ricostruita dopo la Terza Guerra Mondiale, diventa l'archetipo della megalopoli cyberpunk: stratificata, corrotta, percorsa da bande di motociclisti e attraversata da poteri psichici incontrollabili. Il manga, pubblicato dal 1982, e il film hanno creato un'estetica che ancora oggi influenza videogiochi, cinema e design urbano.
Tetsuo: la carne diventa metallo
Nel 1989, un anno dopo Akira, Shinya Tsukamoto realizza con mezzi artigianali Tetsuo: The Iron Man, un'opera radicale che porta il cyberpunk giapponese in una direzione estrema e viscerale. Girato in 16mm e in bianco e nero, il film racconta la metamorfosi di un uomo il cui corpo si fonde progressivamente con il metallo, in un incubo industriale fatto di ingranaggi, cavi e protesi meccaniche che crescono dalla carne. Lontano dalla perfezione digitale di Ghost in the Shell, Tsukamoto esplora la fusione uomo-macchina come trauma fisico, come mutazione dolorosa e incontrollabile. Un'estetica lo-fi e corporea che ha influenzato il cinema di David Lynch e Darren Aronofsky.
Ghost in the Shell: dove finisce l'umano?
Se Akira esplora il potere distruttivo della tecnologia e Tetsuo la mutazione della carne, Ghost in the Shell (1995) di Mamoru Oshii, tratto dal manga di Masamune Shirow, pone la domanda filosofica centrale del cyberpunk: cosa definisce l'identità umana quando mente e corpo possono essere digitalizzati? Il maggiore Motoko Kusanagi, cyborg al servizio della Sezione 9, incarna il paradosso del ghost (l'anima) intrappolato in uno shell (il corpo artificiale). Un'opera che ha ispirato direttamente Matrix delle sorelle Wachowski.
Un genere nato dalla bolla economica
Il cyberpunk giapponese nasce nel contesto della baburu keizai, la bolla economica degli anni Ottanta, quando il Giappone sembrava destinato a dominare il mondo con la sua tecnologia. Ma dietro i neon di Shinjuku e Shibuya, gli artisti percepivano le crepe: alienazione, solitudine, perdita di identità. Non a caso William Gibson, padre del cyberpunk letterario, ambientò parte di Neuromante (1984) nella Chiba City giapponese, riconoscendo nel Giappone il laboratorio del futuro.
Dal cyberpunk al pop: un continuum visivo
La visita guidata mostrerà come l'estetica cyberpunk si intrecci con i temi della mostra JAPAN POP: la cultura otaku che ha alimentato questi immaginari, l'industria degli anime che li ha prodotti, l'influenza dell'ukiyo-e nella costruzione di mondi stratificati e coloratissimi, fino alle contaminazioni con il Superflat contemporaneo. Da Akira a Murakami, il pop giapponese ha sempre oscillato tra utopia tecnologica e distopia urbana.
Informazioni
Costo visita guidata: €5 + biglietto mostra
Biglietti mostra: intero €10; ridotto €8 (12-18 anni); gratuito fino a 12 anni
Per i residenti di Calderara di Reno: intero €8; ridotto €5 (12-18 anni)
Prenotazione consigliata: casadellacultura.calderara@lemacchinecelibi.coop